
PISA - Due nuovi collari gps e presto nuove fotocamere potenziate con l'intelligenza artificiale. Sono gli strumenti scelti dal parco di Migliarino San Rossore Massaciuccoli per incrementare il monitoraggio dei lupi. Un'iniziativa in collaborazione con il team di Marco Apollonio dell'Università di Sassari guidato sul campo da Marco Del Frate.
Nella tenuta di San Rossore, spiega l'ente in una nota, "questi animali selvatici sono ormai da anni una presenza stabile con una famiglia che ha contribuito a riportare all'equilibrio la biodiversità dell'area protetta".
EQUILIBRIO DELLA BIODIVERSITA', IL RUOLO DEI LUPI
I lupi, infatti, prosegue il parco, "nella tenuta si cibano di daini e cinghiali, ungulati che fino a poco tempo fa erano in grande sovrannumero, il che stava portando a una forte diminuzione della ricrescita della vegetazione. Ora i daini sono stabili a quota 1150, non serve più l'intervento dell'uomo per il riequilibrio, ma tutto avviene in maniera naturale con la catena alimentare ripristinata".
Risultati, aggiunge il presidente Lorenzo Bani, "raggiunti grazie a una corretta e oculata gestione con un'attività costante che continua tenendo sotto osservazione tutte le variabili con strumentazioni tecnologiche come i due nuovi collari che sono stati apposti da pochi giorni ai lupi 'Basco' e 'Mirto' e che si aggiungono alle 40 fototrappole distribuite sul territorio".
A COSA SERVONO I COLLARI GPS?
I collari, precisa il parco, "sono innocui per gli animali, dopo circa un anno vengono tolti e possono essere sganciati da remoto in caso di necessità. Permettono di raccogliere dati utili sia alla ricerca sia alla gestione quotidiana, indispensabili per valutare tempestivamente eventuali situazioni di potenziale interazione con l'uomo e orientare, quando necessario, azioni di prevenzione e comunicazione"
QUANTI SONO I LUPI A SAN ROSSORE?
Al nucleo storico di San Rossore, che attualmente conta 8 esemplari adulti e due cuccioli, si sono aggiunti nell'ultimo periodo altri tre nuclei stabili di lupi con 4-6 esemplari per area nella tenuta di Tombolo, nella tenuta di Migliarino e nella tenuta di Coltano. "L'unica criticità riscontrata dal team di esperti - conclude il parco - è nata fuori dai confini dell'area protetta, nel territorio di Arena Metato, dove un'altra famiglia di lupi è diventata confidente perché sono stati alimentati dall'uomo per periodi ripetuti".









