
San Giuliano Terme - Il giorno dopo la grande la grande paura, l’obiettivo è già proiettato sul futuro: “Dobbiamo mettere in sicurezza i versanti del Monte Faeta andati in fumo con opere di rimboschimento” dice il sindaco di San Giuliano Terme Matteo Cecchelli. “Già nelle prossime ore – annuncia - presenteremo alla Regione la richiesta di dichiarazione di stato di calamità naturale e messa in sicurezza dai rischi di dissesto idrogeologico dei versanti colpiti dall’incendio”.
Ora la priorità è quella. E il lavoro da fare non è poco perché complessivamente, il rogo, partito il 28 aprile dal versante lucchese del Faeta, ha riguardato ben 710 ettari di bosco, 420 dei quali nel territorio sangiulianese, in particolare, il fianco al di sopra di Asciano. “A memoria non si ricorda un incendio di queste proporzioni sui nostri monti” continua Cecchelli.
È per quello che il giorno dopo il ritorno a casa di tutti i residenti della popolosa frazione sangiulianese, la sensazione è quella del pericolo scampato: nonostante le fiamme siano arrivate vicinissime alle abitazioni, infatti, non ci sono feriti, né persone che abbiano subito malori a causa del fumo e, alla fine, si conta una sola casa parzialmente danneggiata. “A un certo ci ha aiutato anche il vento, che fortunatamente, ha cambiato direzione, ma il merito è soprattutto della lavoro straordinario di tutto il sistema della protezione civile che è riuscito a contrastare e bloccare le fiamme impedendogli di avvicinarsi ancora di più al centro abitato – ha spiegato Cecchelli-: complessivamente nelle operazioni sono state coinvolte oltre mille fra vigili del fuoco, operatori e volontari, fra cui 354 squadre de sistema regionale dell’antincendio boschivo. Il mio ringraziamento va a loro e a tutti i volontari, le associazioni, la polizia locale e i dipendenti comunali che si sono adoperati nell’assistenza delle famiglie che abbiamo dovuto evacuare. Grazie anche agli ascianesi per la collaborazione e l’aiuto offerto nelle ore precedenti: senza la piena collaborazione dei cittadini, avremmo avuto molte difficoltà in più”.
FIRENZE - E’ fermo da sabato il fronte dell’incendio sul Monte Faeta, tra le province di Lucca e Pisa, e dunque ora scatta la fase di bonifica anche per l’incendio nell’area di Massarosa. Dopo giorni di lotta contro le fiamme, continua l’impegno del sistema regionale toscana antincendi boschivi.
Si tirano anche le somme. Il perimetro complessivo del rogo sul Monte Faeta si estende per venti chilometri e interessa una superficie di circa 700 ettari. Sul posto sono ancora operative diciassette squadre del volontariato antincendi boschivi, coordinate da un direttore delle operazioni del Comune di Firenze affiancato da tre direttori della Regione Toscana e uno dell’Unione dei Comuni della Media Valle del Serchio. Le attività nella mattinata di domenica si sono concentrate sulla messa in sicurezza dell’area e sull’eliminazione dei focolai residui, ancora presenti all’interno del perimetro percorso dal fuoco. A supporto del personale a terra è stato attivo anche un elicottero della flotta regionale.
Fondamentale, ricorda la Regione Toscana, è stato anche il contributo degli operai forestali specializzati nelle complesse operazioni di bonifica: presenti quattro squadre delle Unioni dei Comuni di Garfagnana, Media Valle del Serchio, Pratomagno e del Comune di Calci
Quanto a Massarosa, l’area dell’incendio (in fase di bonifica) si conferma contenuta in circa sette ettari di superficie boscata e sono al lavoro sette squadre dell’organizzazione antincendi boschivi (Aib).
Dalla Regione Toscana si ricorda che gli abbruciamenti di residui vegetali sono vietati in presenza di vento, poiché possono facilmente provocare nuovi inneschi.









