

LIVORNO - All’alba di mercoledì, un dispositivo congiunto di polizia di Stato e arma dei carabinieri ha dato esecuzione ad un’ordinanza con cui il gip presso il tribunale di Livorno, su richiesta della locale Procura della Repubblica, ha disposto la custodia cautelare in carcere di due trentenni, gravemente indiziati di essere responsabili di una tentata di rapina dello scorso mese di giugno nonché ulteriori episodi di rissa ed altre condotte violente.
Il citato dispositivo ha dato altresì esecuzione ad un decreto di perquisizione personale e domiciliare, emesso dalla citata Procura, a carico di 11 soggetti, di età compresa fra 25 e 38 anni, indagati a vario titolo per rapine, consumate e tentate, risse, lesioni personali aggravate e porto di armi e strumenti atti ad offendere, provvedimento finalizzato alla ricerca ed al sequestro di ulteriori elementi probatori.
Dalle prime ore di questo giovedì, gli agenti della squadra mobile della questura di Livorno ed i militari del nucleo investigativo del comando provinciale dell’arma, coadiuvati da personale dei commissariati di pubblica sicurezza di Piombino, Cecina e Rosignano, della digos e delle volanti del locale upgsp, nonché da militari della compagnia di Livorno, hanno svolto l’attività in tutta la città di Livorno.

Sei gli episodi contestati sulla scorta delle indagini condotte dalla squadra mobile e dal nucleo investigativo carabinieri mediante, prevalentemente, escussioni testimoniali ed individuazioni fotografiche ed avviate a seguito di interventi dei reparti dediti al controllo del territorio: episodi non estemporanei, bensì collegati tra loro da acredini sorte fra gruppi contrapposti della criminalità locale.
In particolare:
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il 13 giugno u.s. uno degli indagati si sarebbe impossessato del telefono cellulare di un connazionale, dopo avergli puntato un coltello alla gola;
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il successivo 15 giugno, due indagati sono accusati di aver fatto irruzione all’interno di un ristorante del centro storico, sfondandone la vetrina con un machete in presenza di titolari dell’attività ed altri avventori. Nella circostanza, anche con l’utilizzo di una bomboletta di spray urticante al peperoncino, i due avrebbero tentato di impossessarsi del registratore di cassa e del suo contenuto, incontrando tuttavia la resistenza dei due proprietari dell’attività, rimasti feriti a causa dei colpi di machete e delle schegge di vetro dell’ingresso mandato in frantumi;
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il giorno seguente tre uomini, a bordo di tre diversi motocicli, avrebbero minacciato un loro connazionale puntandogli contro una pistola e lo avrebbero inseguito per le vie del centro;
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il 17 giugno cinque indagati, servendosi di un’auto, avrebbero speronato il motociclo della vittima, facendola rovinare a terra. Non contenti, armati di coltelli, di una mazza e di un machete, l’avrebbero accerchiata e minacciata di morte, costringendola a trovare riparo all’interno di un negozio del centro;
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lo stesso giorno, in piazza Caprini, quattro indagati, a bordo di due autovetture ed uno motociclo, hanno accerchiato un soggetto; nel corso dell’azione criminale, uno di loro gli avrebbe puntato una pistola sulla nuca, inducendolo alla fuga;
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infine, dalle indagini congiunte è emerso che almeno sei degli indagati, unitamente ad altri soggetti in fase di identificazione, avrebbero partecipato alla rissa di piazza della Vittoria a Livorno, con lancio di oggetti ed accensione di fumogeni.

Nel corso delle perquisizioni, eseguite da polizia e carabinieri, sono stati rinvenuti e sottoposti a sequestro passamontagna, numerosi coltelli a serramanico, tre bombolette di spray urticante al peperoncino da mezzo litro, un machete, una mannaia, una katana e oltre 5000 euro di soldi contanti la cui provenienza non veniva giustificata dagli indagati. Nel corso delle operazioni, inoltre, è stato tratto in arresto un dodicesimo soggetto, di 36 anni, trovato in possesso di 160 grammi di sostanza stupefacente di tipo hashish, detenuta, si presume, ai fini di spaccio.
L’attività, svolta congiuntamente da polizia di Stato e arma dei carabinieri sotto la direzione della Procura della Repubblica di Livorno, costituisce una risposta all’allarme sociale destato dagli eventi sopra descritti, molti dei quali avvenuti in pieno giorno e sulla pubblica via. Sono in corso ulteriori accertamenti sulle cause di tali episodi, che hanno visto contrapposti due gruppi di pregiudicati.
DICHIARAZIONE DI RINGRAZIAMENTO DEL PREFETTO DELLA PROVINCIA DI LIVORNO GIANCARLO DIONISI
«L'importante operazione condotta questa mattina dalle Forze di Polizia, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica, che ha consentito di disarticolare un'organizzazione dedita allo spaccio di sostanze stupefacenti attraverso l'esecuzione di misure cautelari e numerose perquisizioni, rappresenta un risultato di assoluto rilievo nella lotta alla criminalità e al traffico di droga.
Desidero esprimere il mio più sentito apprezzamento alla Magistratura e a tutte le donne e gli uomini della Polizia di Stato, dell'Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza che, con professionalità, dedizione e straordinario spirito di servizio, hanno reso possibile il conseguimento di questo importante risultato.
Operazioni di questo livello sono il frutto non solo di un'elevata capacità investigativa, ma anche di un dispositivo di prevenzione e di contrasto alla criminalità costantemente calibrato sulle caratteristiche e sulle esigenze del territorio. Il controllo quotidiano delle aree più esposte ai fenomeni di illegalità consente infatti di acquisire preziosi elementi informativi, sviluppare indagini sempre più efficaci e intervenire con tempestività nei confronti delle organizzazioni criminali.
Proprio per rafforzare ulteriormente questa strategia, dal prossimo 6 luglio entrerà in vigore la nuova Zona Rossa che interesserà Piazza Garibaldi, Piazza della Repubblica, Piazza dei Mille e le vie limitrofe. Si tratta di un ulteriore strumento di prevenzione che consentirà di intensificare la presenza delle Forze di Polizia, contrastare con ancora maggiore efficacia lo spaccio di sostanze stupefacenti e le altre forme di criminalità diffusa, restituendo ai cittadini spazi di legalità e una più concreta percezione di sicurezza.
Questi risultati dimostrano come la sicurezza si costruisca attraverso un'azione quotidiana fondata sul coordinamento, sulla leale collaborazione tra le istituzioni e sul pieno rispetto dei rispettivi ruoli e delle competenze attribuite dall'ordinamento. È da questo metodo, fatto di reciproca correttezza istituzionale, di confronto nelle sedi proprie e di rigorosa osservanza delle procedure previste dalla legge, che nascono le migliori condizioni per rendere sempre più efficace l'azione dello Stato.
Quando ciascuna istituzione opera con responsabilità, nel rispetto delle proprie funzioni e in piena sintonia con le altre componenti dello Stato, si realizzano risultati concreti come quello odierno. Sono questi i fatti che rafforzano la fiducia dei cittadini, dimostrano che lo Stato è presente e che la legalità si afferma attraverso il lavoro silenzioso, costante e condiviso delle istituzioni, sempre nel rispetto dei principi di leale collaborazione e delle sedi istituzionali deputate al confronto e all'assunzione delle decisioni.»









