Il Pantheon? Ma anche no

Roma- Il sogno di Emanuele Filiberto sarebbe quello di vedere i propri antenati sepolti nel Pantheon quale sacrario dei re d’Italia. Magari potrebbe essere anche una meta turistica come quello che fanno i visitatori provenienti da tutto il mondo quando fanno tappa a Firenze e prende loro il ghiribizzo di far meta alle tombe dei Medici, ma ce ne corre tra loro e i Savoia-Carignano, bene essere precisi. Si perché si tratterebbe della famiglia cadetta che subentrò a quella principale al suo estinguersi con il decesso di Re Carlo Felice nel 1831 e morto il quale salì sul trono del Regno di Sardegna Carlo Alberto. Ovviamente non ci sarebbe spazio per un sovrano che non fu re d’Italia e che ebbe una politica estremamente incerta, ambigua e tesa solo all’ambizione di conquistarsi la Lombardia sempre dietro il consenso dell’Austria la cui famiglia regnante era la dinastia degli Asburgo-Lorena della quale lui era sposato con il ramo di Toscana. Ciò comportava il doversi scrollare di dosso la partecipazione dei volontari provenienti da tutta Italia perché quella della Lombardia era solo una questione di “famiglia” e nemmeno dar peso alle lamentele degli stessi lombardi che non volevano un altro “straniero” a comandare su di loro una volta cacciati gli altri stranieri. Continuando avremmo allora una quaterna di sovrani dei quali uno regnò solo quale “Re di Maggio”, troppo poco per un giudizio regio anche se prima di cingere la corona fece qualcosa ma nel giudizio storico nessun applauso. Vittorio Emanuele II fu il re “galantuomo”, dedito alla caccia e alle donne e che demandò le faccende importanti ad altri di ben altro calibro mentale come Cavour, per fare l’esempio o dotati di invidiata capacità strategica come Garibaldi, per concludere. Insomma un re bene accompagnato per tirare le somme. Degli altri due i ricordi non sono positivi sia per re Umberto, autoritario e fortemente classista da arrivare a premiare chi sparava con i cannoni davanti a manifestanti disarmati che non riuscivano ad urlare la loro rabbia tanto era elevata la loro fame. Infine il re “sciabolino”, un uomo dotato di un orizzonte uguale alla sua altezza e che regalò alla sua Italia una Grande Guerra che avrebbe potuto evitare ed una dittatura ventennale che era in suo potere fermarla. Alla fine con una guerra ed una scelta plebiscitaria l’Italia si è liberata di una famiglia che non ha luci su di se e che se dipendesse dai meriti e non dal colore del sangue che ancora ostenta il principe Emanuele Filiberto, andrebbe bene la sepoltura di famiglia ad Hautecombe in Savoia e non oltre.

Condividi questo articolo

Pubblicità