È destinato a sollevare nuove polemiche l’intervento sul tema delle collaborazioni con Israele

PISA - È destinato a sollevare nuove polemiche l’intervento sul tema delle collaborazioni con Israele fatto nelle scorse dal direttore della Scuola Normale Superiore direttamente sul sito istituzionale della Scuola che recita?

Il dubbio è lecito vista la presa di posizione del senato accademico che sembrava chiara, gli interventi anche di esponenti politici locali e le critiche della ministra all’Università Bernini, secondo cui le istituzioni universitarie non si schierano. In un articolo, a firma del direttore Luigi Ambrosio, apparso sul sito della Scuola Normale Superiore di questo lunedì 1 aprile si legge: “In relazione ad alcuni servizi giornalistici comparsi in questi giorni, secondo cui, tra le altre cose, la Scuola Normale avrebbe “comunicato la decisione di interrompere le collaborazioni in atto con gli atenei israeliani in merito ad alcune tecnologie” vorrei esprimere alcune considerazioni. La mozione approvata a maggioranza dal Senato Accademico della Scuola il 26 marzo e resa pubblica sul web dice tutt’altro: non interrompiamo nessuna collaborazione (al momento, peraltro, non ne abbiamo di strutturate: ne avevamo per esempio un anno fa), non boicottiamo, e non chiediamo a nessuno di boicottare. Una mozione mirata all'interruzione dei rapporti scientifici con gli atenei israeliani, pur presentata in Senato, non è neanche stata messa in votazione. E neppure prendiamo posizione nella mozione in merito al conflitto Israelo-Palestinese, a meno che non si voglia ritenere tale la richiesta, che avevamo già espresso con forza a novembre, di rilascio degli ostaggi e del cessate il fuoco, ora posizione ufficiale del S Parlamento italiano e del Consiglio di Sicurezza dell’Onu.

La Scuola Normale - aggiunge il direttore, Luigi Ambrosio - è e resta aperta alla collaborazione con studiosi e atenei di tutto il mondo. Nella mozione facciamo riferimento a diverse iniziative di studio e confronto, tra le quali il recente stanziamento per assegni di ricerca su tematiche relative allo studio del contesto e del conflitto di Israele e Palestina, per i quali auspichiamo in particolare candidature di studiosi sia israeliani sia palestinesi. In questo momento storico riteniamo invece doveroso e urgente promuovere una riflessione non solo interna, ispirata dall'Articolo 11 della nostra Costituzione, in merito al rischio di cosiddetto “dual use” –civile ma potenzialmente anche militare– di alcune ricerche scientifiche e tecnologiche. È in quest’ottica che abbiamo chiesto al Ministero degli Esteri di riconsiderare attentamente i bandi di cooperazione con tutti gli stati esteri che coprono non solo l’area strettamente scientifica, ma anche quella industriale e tecnologica, a partire da quello emesso nei mesi scorsi nell’ambito degli accordi Italia-Israele, al fine di offrire garanzie in tal senso alla comunità degli studiosi, oggi e in futuro. Auspico che questo mio intervento possa chiarire alcuni equivoci che stanno caratterizzando le discussioni in corso, non sempre sostenute, come richiederebbe la delicatezza di un tema inevitabilmente divisivo, da una lettura completa e attenta della articolata mozione approvata dal Senato Accademico della Normale”. Vedremo nelle prossime ore quali saranno le reazioni e i chiarimenti in merito alla questione che sta agitando anche altre realtà universitarie italiane.

Condividi questo articolo

Pubblicità