Caprilli, storia di un “capitano volante”

LIVORNO- Si vola, questa volta nel tempo per questo terzo appuntamento con la VI stagione di Scenari di Quartiere con luci accese all’Ippodromo Caprilli.

Una location che ha aiutato a costruire la storia di tutte quelle generazioni di labronici che si sono susseguite dall’ultimo decennio del XIX secolo fino al 2015.

L’Ippodromo Caprilli con i suoi appuntamenti di stagione tra la scommessa fatta con professionalità o per stare insieme agli amici e divertirsi sostanzialmente, fare salotto.

Federico Caprilli-Fabrizio Brandi

Un salotto nel quale ci si accedeva sin dalla prima gara oppure si aspettava la gratuità che scattava appena fossero partiti i cavalli della quinta corsa delle sette in programma.

Al Caprilli, nel corso della stagione estiva specialmente non potevi non esserci, specialmente d’estate, il giovedi e la domenica.

Non era solo per i cavalli, era perché ci trovavi tutti, bimbe comprese, era una luogo nel quale si costruivano anche relazioni, un dovere in onore del “Capitano Volante”.

Fabrizio Brandi, organizzatore insieme a Marco Leone dell’idea, del progetto, della kermesse di Scenari di Quartiere, lascia l’aspetto amministrativo di contabile, appartenente alla grande famiglia della Fondazione Teatro Goldoni e sale sul palcoscenico per vestire i panni di quel capitano.

pubblico III serata Scenari di Quartiere

Il testo storico, la ricostruzione dalla quale partire è di Gabriele Benucci, giornalista e storico a lui il dovere della documentazione ufficiale.

Poi, accompagnato dalla musica dal vivo di Dimitri Grechi Espinoza, Fabrizio veste i panni del capitano volante, di quel Federico Caprilli il cui cognome la gente pronuncia in massa per identificare l’Ippodromo, di quella una metà sa distinguere del perché si chiami in questo modo, non perché costruito da un architetto chiamato Caprilli, quindi in terzo filtro la metà di chi rimane che sa o ha sentito dire chi fosse realmente.

Magari, ancora di meno tra i conoscitori, che abbia avuto rilevamento e fama a carattere mondiale e che grazie a lui ha preso vita l’equitazione moderna, quella che abbiamo sotto gli occhi sempre e che ci appare naturale, anzi, non è possibile sia mai esistita applicata in modo diverso.

Invece no e spetta a Fabrizio raccontarlo, mettendoci i colori dell’umanità che toglie il bianco dai mezzi busti in marmo dei musei, restituisce il bello e anche il difetto che riportano l’eroe alla sua condizione umana.

Cavallo

Una umanità che si tinge di molti aspetti, anche del giallo di una morte prematura e violenta.

Ne parliamo nei nostri notiziari che possono essere seguiti in contemporanea con cellulare o smarthpone con la diretta di Live Tv.

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